Fotografia per cantine e prodotti enogastronomici: come raccontare un'azienda vinicola

Una cantina ha bisogno di immagini diverse a seconda di dove e come vuole presentarsi. Le foto per il sito e l’ecommerce rispondono a logiche diverse rispetto a quelle destinate a una fiera, a un distributore o ai canali social. Capire questa distinzione è il primo passo per costruire un archivio visivo che sia davvero utile, e non solo bello.

Lavoriamo con cantine e produttori enogastronomici del centro Italia da diversi anni, su progetti che spaziano dallo still life delle bottiglie al reportage in cantina, fino alle riprese aeree dei vigneti. In questo articolo spieghiamo come si affronta la fotografia in questo settore e perché le scelte tecniche e stilistiche fanno differenza.

Lo still life: quando il prodotto deve parlare da solo

La fotografia di prodotto per il vino e l’olio è più tecnica di quanto sembri. Una bottiglia ha superfici riflettenti, etichette con dettagli tipografici fini, forme che reagiscono alla luce in modo molto diverso a seconda dell’angolo di ripresa. Uno scatto piatto o mal illuminato non rende giustizia né al prodotto né al lavoro che c’è dietro.

Lo still life su fondo neutro è la base: serve per le schede prodotto dell’ecommerce, per i cataloghi destinati ai distributori, per qualsiasi contesto in cui il prodotto deve essere riconoscibile e presentato in modo coerente. Affiancato a questo, lo still life ambientato racconta invece qualcosa di più, posiziona il prodotto in un contesto che ne rafforza il posizionamento, che si tratti di un tavolo apparecchiato, di una superficie in legno o di un ambiente della cantina stessa.

Con Francesco Cillo, produttore di olio extravergine pugliese, abbiamo lavorato su entrambe le direzioni: scatti neutri per le schede ecommerce e immagini ambientate per la comunicazione del brand, pensate per brochure, sito e materiali promozionali. La qualità del prodotto si capisce anche dal modo in cui viene fotografato.

Il reportage in cantina: raccontare il processo

Molti produttori hanno una storia da raccontare che va oltre la bottiglia. Il metodo di produzione, gli ambienti, le persone che lavorano ogni giorno in cantina: tutto questo fa parte del racconto del brand, soprattutto quando ci si rivolge a un pubblico attento alla provenienza e all’artigianalità del prodotto.

Il reportage fotografico in cantina documenta queste cose in modo autentico, senza costruire scene artificiali. Si lavora negli spazi reali, si seguono le fasi operative, si colgono i dettagli che raccontano il metodo di lavoro. Il risultato è un insieme di immagini che la cantina può usare per il sito, per i social, per le presentazioni ai buyer e per qualsiasi materiale istituzionale.

Con Cantina Collevite collaboriamo da anni su più fronti: fotografia, video, ecommerce e gestione dei canali digitali. Il lavoro fotografico ha coperto sia la documentazione della cantina e delle sue attività che la fotografia di prodotto per ogni etichetta. Con Le Cantine di Figaro, invece, il progetto è partito proprio da un reportage degli ambienti e delle persone, che ha poi fatto da base per tutta la comunicazione successiva.

Le riprese aeree: mostrare il territorio

Un vigneto visto dall’alto racconta cose che da terra non si riescono a trasmettere: l’estensione della proprietà, la geometria dei filari, il rapporto tra i vigneti e il paesaggio circostante. Per le cantine che hanno nel territorio una parte importante della propria identità, le riprese con drone sono uno strumento di comunicazione molto efficace, sia per il sito che per i social.

Le abbiamo realizzate abbinandole sempre al reportage a terra per costruire un racconto visivo completo che passa dall’esterno agli ambienti interni, dal paesaggio al dettaglio del prodotto.

Costruire un archivio visivo completo

Il problema più comune che riscontriamo lavorando con le cantine è la frammentarietà delle immagini disponibili: qualche foto di prodotto fatta in momenti diversi, qualche scatto in cantina di qualità disomogenea, niente di coordinato e riutilizzabile nel tempo.

L’approccio che suggeriamo è diverso: pianificare una o due sessioni fotografiche all’anno che coprano tutti i formati necessari, dallo still life al reportage, costruendo un archivio coerente che possa essere usato su tutti i canali per i mesi successivi. Costa meno di quanto si pensi e rende molto di più rispetto a interventi sporadici e scoordinati.

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